L’ALCHIMIA DELL’UOVO
l guscio d’uovo è il materiale più fragile che esista.
È anche il più preciso.
Ogni guscio porta in sé una rottura unica — non puoi scegliere come si frantuma, puoi solo scegliere su quale fondo posarlo.
Da questa verità nasce EGG ALKEMY, il ciclo di opere in tecnica mista che lavora sul confine tra arte visiva e trasformazione personale.
Il materiale è il messaggio. I gusci d’uovo applicati su tela non sono decorazione. Sono materia organica, fragile per natura, che porta i segni esatti della propria rottura. Nessun guscio si spacca uguale a un altro. Nessuna trasformazione assomiglia a un’altra.
Il ciclo si articola in tre fasi alchemiche, tradotte in colore:
Albedo — il bianco del silenzio prima. Quando il rumore finisce e rimane solo ciò che è vero.
Nigredo — il nero dell’esplosione. La rottura che non si può più rimandare.
Rubedo — il colore della trasformazione attiva. Il mentre. Il posto in cui nessuno vuole stare e in cui, inevitabilmente, si cresce.
Le opere della collezione EGG ALKEMY — tra cui AIDA, ALBEDO, OPS, SAKURA, DERIVA — sono lavori in acrilico e gusci d’uovo su tela, disponibili per collezionisti privati e spazi espositivi.
Per chi cerca arte contemporanea italiana che parli di trasformazione, fragilità e rinascita — non come concetti, ma come materia.
IMPATTO
Il blu non è quiete: è profondità senza fondo. I gusci affondano in quel campo cromatico denso e oscuro, trascinati da colature che non risalgono mai. Due nuclei distinti — lontani, irraggiungibili l’uno dall’altro — come parti di sé che hanno smesso di comunicare. IMPATTO è il momento successivo alla deriva: quando il caos non fa più paura perché è diventato familiare. Le forme si dissolvono, il centro si perde. Ed è esattamente lì — in quella perdita — che inizia qualcosa di nuovo. Inconsapevolmente. Inevitabilmente.
Acrilico e gusci d’uovo (60×80)
Attualmente esposto c/o Bologna – Sgallari Arte (Galleria Falcone e Borsellino)

DERIVA
Il nero non è sfondo: è abisso. Su quella profondità, gusci e colature bianche esplodono con una forza che non chiede permesso — centrifuga, immediata, definitiva. DERIVA è il momento successivo all’impatto: quando la frattura si è già compiuta e non può più essere ignorata. Non c’è controllo, non c’è ritorno. Solo l’evidenza nuda di ciò che è accaduto. Eppure in quella esplosione di bianco sul nero c’è qualcosa di brutalmente onesto — la forma esatta della verità quando smette di nascondersi.
Acrilico e gusci d’uovo (50×50)
Attualmente esposto c/o Bologna – Sgallari Arte (Galleria Falcone e Borsellino)

SAKURA
Il bianco non è assenza: è tensione, attesa, possibilità. Gusci interi convivono con frammenti che si disperdono verso l’alto, come petali di ciliegio nel momento esatto del distacco — belli proprio perché transitori. SAKURA indaga la fragilità come dimensione estetica ed esistenziale: ciò che è vulnerabile non è debole, è autentico. La superficie racconta una decomposizione poetica, silenziosa, dove la crepa non è errore ma segno. La soglia: il momento prima che tutto accada.
Acrilico e gusci d’uovo (50×70)
Attualmente esposto c/o Bologna – Sgallari Arte (Galleria Falcone e Borsellino)

AIDA
La trasformazione non è un momento. È un processo.
E il processo fa male.
AIDA nasce da questa verità scomoda — quella che di solito non si dice, quella che si cerca di saltare per arrivare prima alla parte bella, alla rinascita, alla luce. Qui non si salta niente. Il rosa che brucia su questa tela non è un colore scelto per piacere. È la temperatura esatta di ciò che si attraversa quando qualcosa di vecchio è già andato e qualcosa di nuovo non è ancora arrivato. È il mentre — il posto in cui nessuno vuole stare e in cui, volenti o nolenti, si cresce. I gusci d’uovo posati sulla tela sono veri. Alcuni ancora interi, in basso, come se stessero ancora resistendo. Altri aperti, spaccati — e proprio lì, nel vuoto di ciò che si è rotto, il magenta esplode più acceso.
Non è una metafora. È esattamente così che funziona.
Non si trasforma ciò che si protegge.
Si trasforma ciò che si è avuto il coraggio di rompere.
Acrilico e gusci d’uovo (70×120)

IMPRONTA
Il guscio è grigio, neutro, invisibile.
Ma dentro brucia.
Gusci d’uovo aperti rivelano un arancio fluorescente, urgente, impossibile da ignorare — il colore di ciò che siamo quando smettiamo di nasconderci.
Il fondo bianco porta le tracce di presenze passate: segni di chi c’era e non c’è più.
IMPRONTA è ciò che lasciamo quando passiamo: non la forma intera, ma l’eco. Non il guscio, ma la luce che conteneva
Acrilico e gusci d’uovo (50×50)

ALBEDO
Quando finisce il rumore, rimane questo.
Il silenzio non è assenza. È quello che c’era sotto, tutto il tempo — coperto dal fare, dal resistere, dal tenere insieme.
ALBEDO è la fase prima. Prima della rottura visibile, prima del colore che esplode. È quel momento in cui ti fermi — non perché hai scelto di fermarti, ma perché non ce la fai più a correre.
Il bianco su questa tela non è pulito. È stratificato, lavorato, pieno di segni. Come il silenzio vero, quello che arriva dopo molto rumore. I gusci sono quasi invisibili, quasi fusi con il fondo — e proprio per questo fanno più effetto. Non si mostrano. Si rivelano piano, a chi ha la pazienza di guardare.
E dentro, due aperture che lasciano passare il turchese. Non è luce alla fine del tunnel. È qualcosa di più piccolo e più onesto di così — il colore di ciò che sopravvive a se stesso, quando smetti di sorreggerlo.
I frammenti non cadono qui. Si depositano. Come fanno le cose vere quando le smetti di controllare.
ALBEDO è per chi è nel mezzo del silenzio e non sa ancora che è già trasformazione.
Acrilico e gusci d’uovo (50×50)


